Estratto da: Dynamic Body. Dalton et al. Freedom From Pain Institute; 1st edition (2011) - Traduzione: Jeans Del Lunghi F126 Delle Piega Formato Chiarore Casual Vita Low Il Rise Super A Donne Dei Più Denim Sexy Pantaloni Nero pxqzx

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Introduzione

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La rete di fascia diffusa in tutto il corpo è ritenuta svolgere un ruolo essenziale nella nostra postura e nell’organizzazione del nostro movimento. È frequentemente menzionata come il nostro organo della forma. Molti approcci terapeutici manuali si focalizzano sul trattamento dei tessuti fasciali, e questi approcci dichiarano di alterare la densità, il tono, la viscosità o l’organizzazione della fascia attraverso l’applicazione di pressione manuale. È anche ritenuto che tali cambiamenti non sono meramente temporanei – che durano più a lungo di pochi minuti dopo l’applicazione immediata. Le spiegazioni date dei meccanismi coinvolti spesso si riferiscono all’abilità della fascia di adattarsi allo stress fisico. Il modo in cui l’operatore riesce a capire la natura di questa particolare responsività della fascia, ovviamente, influenza il trattamento. rilasciarsi sotto le sue mani all’opera? Nella maggior parte dei sistemi di manipolazione miofasciale, Sfortunatamente, le fasce vengono spesso considerate

 solamente per le loro proprietà meccaniche passive. Per esempio, gli esperti attribuiscono il subitaneo “sciogliersi del tessuto” alla tixotropia. Comunque sia, i risultati di recenti studi sembrano indicare che l’applicazione di pressione temporanea – come la pressione applicata durante una sessione di release miofasciale – avrebbe poche possibilità di causare modificazioni tissutali permanenti tramite questi effetti passivi. Al contrario, studi recenti sembrano significare che distensione tissutale e modificazioni durevoli sarebbero dovute ad un contributo attivo del sistema nervoso centrale e, in particolare, dei meccanocettori fasciali.

Immagine tratta da Wikipedia

Molte delle moderne scuole di manipolazione miofasciale sono state profondamente influenzate da Ida Rolf. Nel suo lavoro manuale, la Rolf applicava una considerevole pressione con le mani o con i gomiti sulle strutture fasciale per cambiarne la densità e l’organizzazione. La Rolf propose la teoria che il tessuto connettivo sia una sostanza colloidale in cui la sostanza fondamentale possa essere influenzata dall’applicazione di energia – calore o pressione meccanica – per modificare la sua forma aggregata da un più denso stato di “gel” ad un più fluido stato di “sol”. Tipici esempi di questo sono la comune gelatina o il burro, che diventano più soffici con il calore o l’applicazione di pressione. Questa trasformazione gel/sol – chiamata anche tixotropia – è, infatti, stata dimostrata nel tessuto connettivo come risultato dell’applicazione di stress meccanico prolungato. In ogni caso, la domanda sorge spontanea: questo modello è utile anche a spiegare l’immediata plasticità a breve termine della fascia? In altre parole, cosa succede veramente quando l’operatore miofasciale dichiara di sentire un tessuto rilassarsi sotto le sue mani all'opera? Nella maggior parte dei sistemi di manipolazione miofasciale, la durata

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di un particolare "passaggio" un particolare punto di tessuto varia da un secondo a due minuti. Comunque sia, l’operatore spesso racconta la sensazione di una distensione tissutale palpabile entro un particolare “passaggio”. Una così rapida trasformazione del tessuto – meno di due minuti – sembra essere difficile da spiegare con la teoria della tixotropia. Come verrà in seguito specificato, gli studi sulla questione della “dipendenza da tempo e forza” della plasticità del tessuto connettivo suggeriscono che per ottenere deformazioni permanenti ci vogliono molto più tempo oppure molta più forza. Inoltre, sorge il problema della reversibilità. Nelle sostanze colloidali, l’effetto di ammorbidimento tixotropico dura solamente fino a quando la pressione o il calore sono applicati. Entro pochi minuti dopo la loro applicazione, la sostanza ritorna al suo stato di precedente rigidità – pensate al burro in cucina. La temporanea natura di ammorbidimento del tessuto raggiunta è, quindi, una implicazione non attraente per l’operatore.

Piezoelettricità: la Fascia come un Cristallo Liquido

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James Oschman e altri hanno aggiunto la piezoelettricità come intrigante spiegazione della plasticità fasciale. Quando una forza meccanica esterna separa temporaneamente i centri elettrici di neutralità sull’interno di un reticolo di cristallo, una piccola carica elettrica può essere individuata sulla superficie del cristallo. Questo effetto è chiamato piezoelettricità. Visto che il tessuto connettivo può essere osservato comportarsi come un “cristallo liquido” questi autori propongono che le cellule che producono e digeriscono le fibre di collagene (fibroblasti) potrebbero essere sensibili e tali cariche elettriche. Per farla semplice: la pressione esterna 

provoca una carica elettrica che stimola i fibroblasti ad alterare la loro attività metabolica in quell’area. Comunque sia, i processi coinvolti sembrano includere il tempo come importante fattore. L’emivita del collagene non traumatizzato è stata descritta essere da 300 a 500 giorni, e quella della sostanza fondamentale da uno a sette giorni. Mentre è decisamente concepibile che la produzione di entrambe le sostanze possa essere influenzata dalla piezoelettricità, entrambi i cicli sembrano essere troppo lunghi per contare negli immediati cambiamenti dei tessuti che sono abbastanza significativi da essere palpati dall’operatore mentre lavora.

Plasticità Fasciale: le Spiegazioni Tradizionali non Bastano

La curva tensione-sforzo del tessuto connettivo denso è qui illustrata. La maggior parte delle forze generate durante le attività di vita quotidiana caricano il tessuto nella parte lineare della curva e non producono alcuna elongazione permanente. Le microlesioni con elongazione permanente avvengono con carichi estremi e sono accompagnate da strappi e infiammazioni. La regione di sovrapposizione tra la zona di microlesione e quella di carico fisiologico varia con la densità e la composizione del tessuto, e con la maggior parte dei tessuti connettivi sarà sopra i 20 kg di carico.

Entrambi i modelli, tixotropia e piezoelettricità, sono spiegazioni affascinanti per le modificazioni a lungo termine. Cionondimeno, sembra che non siano sufficienti per spiegare la plasticità a breve termine dei tessuti fasciali. Studi in laboratorio sulla questione della dipendenza da tempo e forza del tessuto connettivo (in vitro come in vivo)hanno mostrato i risultati esposti qui sotto. Per poter ottenere una elongazione del tessuto connettivo denso si deve: a. Effettuare un allungamento estremamente forte dal tre all’otto per cento della lunghezza della fibre, che risulterà in strappi tissutali, infiammazione e altri effetti indesiderati che sono normalmente indesiderati in una sessione miofasciale. Per esempio, per un tratto ileotibiale distale largo 18mm, tale elongazione permanente inizia con 60 kg.14 b. Impiegare più di un ora (anche in diverse riprese) con un meno brutale allungamento 1-1,5 per cento di elongazione, se si vuole raggiungere una deformazione permanente senza strappi o infiammazione.  La figura qui a fianco illustra le tipiche relazioni dell’applicazione di tensione a breve termine. La microlesione è considerata come la rottura di qualche singola fibra di collagene e qualche fascio di fibre, che risulta nell’elongazione permanente (plastica) della struttura tissutale. Questo normalmente è seguito da un ciclo di infiammazione e riparazione. Basandosi sulla misurazione di differenti tipi di tessuti paravertebrali, A. Joseph Threlkeld, un professore di educazione fisica, ha calcolato che le microlesioni del tessuto connettivo denso avvengono intorno ai 224/1.136 N, che equivalgono a 25/115 kg. Mentre i “thrust” articolari ad alta velocità possono creare forze simili, sembra chiaro che più lente manipolazioni dei tessuti molli non siano facilmente forti abbastanza da creare la risposta tissutale sopra descritta. Recentemente, queste affermazioni sono state supportate dagli studi del professore di ingegneria biomeccanica Hans Chaudry e del suo team, che hanno 

dimostrato che “le sensazioni di distensione tissutale descritte dagli osteopati e da altri terapisti manuali non possono essere dovute a deformazioni prodotte nei tessuti solidi della fascia plantare e della fascia lata. Magari, una distensione tissutale palpabile potrebbe risultare dalla deformazione di tessuti più molli, come la fascia superficiale nasale. In altre parole, mentre è possibile indurre modificazioni durevoli nei tessuti connettivi molto molli, come lo strato areolare sottocutaneo, le relazioni forza/tempo utilizzata nelle sessioni di release miofasciale sono difficilmente sufficienti ad indurre sostanziali deformazioni degli strati fasciali densi, che sono normalmente l’obbiettivo principale delle sessioni di release miofasciale. Un semplice esperimento fatto con il pensiero può essere utilizzato per conferma. Durante la vita di tutti i giorni, il corpo è spesso esposto a grandezze di carico simili alle pressioni manuali di una sessione di release miofasciale. Mentre la struttura corporeo potrebbe adattarsi all’utilizzo a lungo termine dell’arredamento, è quasi impossibile pensare che degli adattamenti possano avvenire così rapidamente che qualsiasi non simmetrica distribuzione di carico da seduti –per esempio leggendo un libro – possa alterare in modo permanente la forma del nostro bacino in un minuto. Sembra fondamentale, allora, che troviamo altre spiegazioni – oltre quelle tixotropiche e piezoelettriche – per spiegare le modificazioni palpabili che avvengono durante le sessioni di trattamento.

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Il Sistema Nervoso: un Rapido Sistema di Auto-Regolazione

Da un punto di viste evoluzionistico, ha senso che gli animali abbiano un lento sistema di plasticità adattativa per regolare gli schemi di comportamento a lungo termine. In aggiunta a questa capacità, hanno sviluppato anche un sistema più rapido di adattamento della forma e densità dei tessuti in risposta a richieste temporanee. Tale rapido sistema di adattamento sembra avere un ruolo importante nelle modificazioni durevoli di tessuto descritte dai terapisti manuali. La domanda diventa: Quali sistemi permettono questo rapido adattamento? Dall’osservazione, sappiamo che il rapido sistema di regolazione di un animale è in grado di adattarsi a come l’animale percepisce la propria interazione con l’ambiente. La nostra esperienza nel trattamento di persone sotto anestesia – che può dare gli stessi risultati del trattamento manuale di pezzi di 

carne fresca – ha dimostrato che il release miofasciale non funziona allo stesso modo di quando una persona è in possesso della propria regolazione neurale integra. Allora, sembra plausibile che questa abilità di adattarsi a manipolazioni con poca forza sia mediata da un sistema di coordinazione finemente regolato che è coinvolto nella percezione del nostro ambiente, e di sentire i nostri bisogni interni in ogni momento. Tradizionalmente, questo sistema corporeo si chiama sistema nervoso. L’inclusione del sistema nervoso nel tentativo di comprendere la responsività fasciale non è proprio un concetto del tutto nuovo. Andrew Taylor Still, il fondatore dell’osteopatia, scrisse più di cento anni fa: "L’anima di un uomo con tutti le sue sorgenti di viva acqua pura sembra risiedere nella fascia del suo corpo. Quando hai a che fare con la fascia, tratti e vieni a patti con le succursali del cervello, sottoposte alle stesse leggi del quartier generale, quindi è come fare affari con il cervello stesso; perché allora non trattarla con lo stesso grado di rispetto?" Anche così, molte persone non considerano il sistema nervoso nella discussione sulla responsività fasciale, perché considerano il sistema nervoso umano come se fosse organizzato come un vecchio centralino telefonico dell’era industriale. Un sistema simile sarebbe, certo, incapace di rappresentare processi più fini e più complessi come “l’energia vitale”, l’intuizione, i rapidi perfezionamenti motori o l’empatia umana. Il lettore è gentilmente invitato a considerare superato questo modello. I correnti concetti in neurobiologia vedono l cervello principalmente come un sistema liquido, in cui devono venire alla ribalta dinamiche fluide di una moltitudine di neurotrasmettitori liquidi o addirittura gassosi. E’ opinione comune nel campo che la fascia debba contenere un sistema di comunicazione diverso e più veloce del sistema nervoso. Coloro che hanno questa visuale spesso credono che il sistema nervoso non sia in grado di adattarsi abbastanza velocemente ai rapidi mutamenti del comportamento umano. Comunque sia, la trasmissione di impulsi nel mostro sistema nervoso spesso avviene tramite sostanze messaggere che viaggiano lungo vie neurali, o attraverso il sangue, la linfa, il liquido cerebrorachidiano o la sostanza fondamentale. Questo sistema globale per la rapida regolazione corporea è inseparabilmente connesso ai sistemi endocrino e immunitario, e funziona anche con complesse dinamiche di comunicazione intersistemica. Piuttosto che immaginare il sistema nervoso come una cabina elettrica cablata – che risulterebbe ovviamente incapace di partecipare di sottili fenomeni energetici – pensate ad una foresta pluviale tropicale. Questa giungla è un campo autoregolante – che comprende complesse dinamiche di comunicazione . con un incredibile quantità di complessità, plasticità e continua riorganizzazione. Un tale complesso campo neurale potrebbe facilmente essere coinvolto nei rapidi mutamenti della fascia a cui si assiste durante la terapia manuale.

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I Sistemi Nervoso e Fasciale sono Inseparabilmente Intrecciati

Il nostro sistema nervoso centrale riceve la più grande quantità di informazioni sensoriali dai tessuti miofasciali. Sfortunatamente, le dinamiche neurali della fascia sono state raramente studiate nel dettaglio. La maggioranza di questi neuroni sensoriali dei tessuti fasciali sono così piccoli e complessi che, fino a qualche tempo fa, non se ne sapeva molto. Se riuscissimo a scoprire esattamente in che modo il sistema nervoso si connette alla fascia, ci troveremmo in una posizione migliore per rilevare le cause della distensione della fascia dei pazienti durante le sessione di lavoro corporeo passivo. La fascia contiene quattro tipi di terminazioni nervose sensoriali, che sono responsive alla stimolazione meccanica:

  1. Recettori del Golgi.Med verde Economici Qualità On Slip Diapositiva Rosso Modo Shipping Di Delle Punta Oro Primavera Picture Quadrata Tacco Nero Verde Dell'unità Alta rosso Tacchi Pompe As Drop 2017 Elaborazione Donne Dell'esercito wH7qpw6x
  2. Corpuscoli di Ruffini.
  3. Corpuscoli di Pacini.
  4. Recettori interstiziali

Tutte insieme, queste terminazioni nervose possono essere chiamate meccanocettori fasciali, che significa che rispondono a tensione e/o pressione meccanica. Tali meccanocettori sono stati trovati nei tessuti fasciali intramuscolari ed extramuscolari. La ricerca ha dimostrato che i meccanocettori fasciali provocano mutamenti nel sistema nervoso, e anche rilassamento muscolare globale. Per esempio, è stato dimostrato che una profonda pressione meccanica sulla regione addominale umana o una sostenuta pressione sul bacino producono risposte parasimpatiche riflesse, compresa l’attività corticale sincrona EEG, aumentata attività vagale (che causa una diminuzione del battito cardiaco) e diminuzione dell’attività EMG. Secondo il modello della regolazione talamica degli stati, sviluppato da Ernst Gellhorn, questo aumento del tono vagale non stimola solamente cambiamenti del sistema nervoso autonomo (cambi di ritmo cardiaco, pressione arteriosa, ritmo respiratorio e così via) e relativi organi interni, ma tende anche ad attivare il lobo anteriore dell’ipotalamo. Tale “regolazione trofotropica” dell’ipotalamo poi induce attività emozionale più calma, aumento dell’attività corticale sincrona e un abbassamento generale del tono muscolare, o ammorbidimento dei mucoli. In altre parole, pressione profonda in queste aree fa rilassare chi la subisce. Per questo, sembra che profonda pressione manuale – specificamente lenta o stabile – stimola particolari meccanocettori fasciali, che risultano in un aumento dell’attività vagale. Come descritto più avanti, i più probabili recettori candidati a questa attività sono i Corpuscoli di Ruffini, insieme ai recettori interstiziali del tessuto fasciale. Essi incrementano l’attività vagale e non inducono solo un’alterazione nella dinamica locale dei fluidi e del metabolismo tissutale, ma risultano anche in un rilassamento muscolare globale, e in un aumento della pace mentale e una diminuzione dell’eccitazione. Inoltre, i meccanocettori si trovano abbondantemente anche nei legamenti viscerali, nella dura madre del midollo spinale e nel cranio. Questo, quindi, rende plausibie il fatto chemolti dei benefici dell’osteopatia in queste aree possano essere sufficientemente spiegati dalla stimolazione dei meccanocettori. Tali effetti possono spiegare profonde alterazioni autonome senza bisogno di riferirsi ad supposizioni più esoteriche, come il sistema respiratorio del liquido cerebrorachidiano.

I Meccanocettori Fasciali sono legati al Sistema Endocrino

I meccanocettori fasciali non sono solo inseparabilmente intrecciati con il sistema nervoso autonomo, ma sono anche vitali per la comunicazione all’interno del sistema endocrino. Per esempio, molti dei neuroni sensitivi del cervello enterico* sono meccanocettori che, se attivati, provocano, tra le altre risposte, importanti modificazioni neuroendocrine. Queste includono un cambio nella produzione di serotonina – un importante neurotrasmettitore – come di altri polipeptidi, come l’istamina, che aumenta i processi infiammatori. Ovviamente, la fascia non è il giocatore passivo che spesso immaginiamo – che risponde alle nostre manipolazioni semplicemente come un pezzo di creta. I suoi affiatati coinvolgimenti sia con il sistema nervoso sia con quello endocrino significano che un operatore corporeo dovrebbe approcciarsi alla manipolazione fasciale con un più profonda comprensione della proprietà dinamiche 

dell’innervazione fasciale. Più comprendiamo della comunicazione tra meccanocettori fasciali e sistemi corporei, più probabilmente riusciremo a creare sessioni terapeutiche ottimali per i nostri pazienti. La discussione a seguire scava più in profondità nella relazione tra il sistema nervoso, il sistema endocrino e i meccanocettori fasciali.

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Nel suo libro Healing Through Touch (Guarire con il Tocco), John T. Cottingham ha presentato una nei legamenti proposta che è diventata una pietra miliare, suggerendo il primo concetto neurofisiologico per il lavoro miofasciale. Questo concetto è stato prontamente adottato da altri autori e sarà qui di seguito ricapitolato. I recettori di Golgi sono ritenuti essere ubiquitari nel tessuto connettivo denso. Essi esistono nei legamenti, nelle capsule articolari e nelle giunzioni miotendinee. Questi recettori sensoriali rispondono al lento stiramento influenzando i neuroni alfa ad essi associati, tramite il midollo spinale, per abbassare la loro frequenza di scarica. Cottingham ha suggerito che durante la manipolazione del tessuto molle – come nelle posture dello yoga e nella lenta attività di stretching – questi recettori di Golgi siano stimolati, risultando in una diminuzione della frequenza di scarica di specifici motoneuroni alfa, che si traduce in una diminuzione di tono, o ammorbidimento, dei tessuti correlati.

Gli Effetti della Stimolazione dei Recettori del Golgi

Sfortunatamente, la ricerca sperimentale sugli organi tendinei del Golgi suggerisce che lo stretching passivo di un tessuto miofasciale – con le fibre muscolari in stato di rilassamento – non stimoli questi recettori tendinei. Questi esperimenti, normalmente eseguiti su cavie di laboratorio, propongono che tale stimolazione dei recettori tendinei avvenga solo quando le fibre muscolari siano contratte attivamente.

La ragione di questo alberga nell’organizzazione dei recettori tendinei del Golgi. Essi sono disposti in serie con le fibre muscolari, ed essendo i tendini molto più rigidi dei muscoli rilassati, quando questi ultimi vengono allungati passivamente la maggior parte dell’allungamento viene preso, o “ingoiato” dall’elongazione elastica delle fibre muscolari. Questo è, ovviamente, diverso durante le contrazioni attive dei pazienti, in cui le fibre muscolari contrattili acquisiscono una crescente rigidità, e la funzione degli organi tendinei del Golgi è di fornire una informazione di riscontro circa i cambiamenti di forze dinamiche durante la contrazione. Questo significa forse che il lavoro sui tessuti profondi – che spesso vede il paziente passivo – non coinvolge il circuito riflesso di Golgi? Forse, ma non necessariamente. Gli studi in vitro di cui si è discusso sopra sono stati eseguiti utilizzando preparazioni in cui i muscoli erano isolati chirurgicamente – liberi dalle aderenze miofasciali laterali con le strutture ad essi adiacenti. Comunque sia, come dimostrato dall’ampio lavoro di Peter Huijing e altri, muscoli intatti esibiscono dinamiche di trasmissione di forza molto diverse da quelle di muscoli isolati. Inoltre, è importante notare che meno del 10 percento dei recettori di Golgi si trovano interamente dentro i tendini – e gli studi sopra citati  sono stati eseguiti solo sui recettori tendinei del Golgi. Il restante 90 percento dei recettori di Golgi è localizzato nella porzione muscolare delle giunzioni miotendinee, nelle zone di transizione inserzionali delle aponeurosi, nelle capsule, e nei legamenti delle articolazioni periferiche. Tenendo conto di queste considerazioni, non s può escludere che l’allungamento passivo dei tessuti possa essere capace di stimolare alcuni recettori di Golgi, in particolare se il tessuto è allungato in direzione diversa da quella dell’asse principale muscolo-tendineo. In aggiunta a ciò, se si applica forte pressione locale alla connessione fasciale, la pressione diretta e relativamente intensa potrebbe provocare l’attivazione dei recettori di Golgi. Comunque sia, la possibilità di sollecitare una tale risposta sembrerebbe essere più alta se le relative fibre muscolari non fossero in stato di completo rilassamento.

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Meccanocettori Fasciali 2 e 3: i Corpuscoli di Ruffini e di Pacini

Sia i corpuscoli di Pacini/Paciniformi sia quelli di Ruffini si trovano in tutti i tipi di tessuto connettivo denso – fasce muscolari, tendini, legamenti, aponeurosi e capsule articolari. Nelle giunzioni miotendinee, i corpuscoli di Pacini sono maggiormente concentrati nella porzione tendinea, al contrario degli organi di Golgi, più concentrati nella porzione muscolare. E’ stato anche dimostrato che essi sono più concentrati negli strati più profondi delle capsule articolari; nei legamenti vertebrali più profondi: nei tessuti plantari e palmari, come le fasce antebrachiali, crurali, addominali; e nella fascia del massetere e della coscia laterale. Le terminazioni di Ruffini sono distribuite in modo particolarmente denso in tessuti associati ad un allungamento regolare, come gli strati esterni delle capsule articolri, la dura madre, i legamenti delle articolazioni periferiche e la fascia profonda dorsale della mano. Nelle ginocchia, le terminazioni di Ruffini si trovano specialmente nelle strutture legamentose capsulari anteriori e posteriori, mentre i corpi di Pacini sono maggiormente accumulati medialmente e lateralmente all’articolazione. Inoltre, un esame immunoistochimico della fascia toracolombare umana ha rivelato che è riccamente popolata da tali meccanocettori. In questo studio i ricercatori hanno trovato un’alta presenza di terminazioni di Pacini e di Ruffini, ma nessun recettore di Golgi.

Gli Effetti della Stimolazione dei Recettori di Pacini 

Del gruppo dei recettori di Pacini fanno parte i grandi corpuscoli di Pacini e i leggermente più piccoli corpuscoli Paciniformi. I corpi ovali di Pacini rispondono a rapidi cambiamenti della pressione – ma non alla costante immutata pressione – e alla vibrazione. Un po’ più piccoli sono i corpuscoli Paciniformi, che hanno simile funzione e sensitività. Per questo, sembra probabile che i recettori di Pacini siano stimolati solo da Donne Pedana Il Comodamente Nuovo A cioccolato Rossa Sandali Modello Nero Scarpe Casuali Estate Piatta Traspiranti Inferiore Coreano Focaccina rosa Punta 2018 q6taw01nqthrust articolari ad alta velocità e tecniche vibratorie o oscillatorie. La stimolazione dei corpuscoli di Pacini non produce alcun prevedibile aumento o calo di tono muscolare, ma provoca aumento della propriocezione locale del sistema nervoso centrale sulla regione fasciale stimolata. In caso di amnesia sensomotoria locale, come descritta da Thomas Hanna, tale stimolazione potrebbe, allora, avere effetti benefici e risultare in una perfezionata rappresentazione corticale ed in un’aumentata coordinazione neuromuscolare locale. 

Gli Effetti della Stimolazione dei Recettori di Ruffini

I più piccoli e più longitudinali organi di Ruffini non si adattano velocemente come i recettori di Pacini e , quindi, rispondono alla pressione costante. Al contrario di quelle di Pacini, le terminazioni di Ruffini sono attivate dalle tecniche lente e profonde di “immersione” nei tessuti molli, come anche da passaggi più rapidi. Due aspetti delle terminazioni di Ruffini sembrano importanti:

  1. Sono particolarmente responsive alle forze tangenziali e allo stretching laterale.
  2. E’ stato dimostrato che la stimolazione dei recettori di Ruffini tende a indurre un abbassamento dell’attività del sistema nervoso simpatico.

Questo sembra calzare con la diffusa opinione dei clinici che tecniche lente e profonde tendano ad avere effetto rilassante sui tessuti locali e, davvero, su tutto l’organismo. Per esaminare le potenziali dinamiche neurali dei recettori di Ruffini durante la manipolazione miofasciale, usiamo il seguente scenario come punto di riferimento. Immaginiamo che un operatore che lavora lentamente con il tessuto connettivo vicino alla caviglia lateralmente, in una zona priva di fibre muscolari striate. Scegliendo questo scenario di riferimento permettiamoci di mettere a fuoco la sola dinamica intrafasciale e – per lo scopo di questo capitolo – ignorare la stimolazione dei meccanocettori intramuscolari e gli altri effetti che sarebbero coinvolti nell’analisi di molte altre situazioni di lavoro miofasciale. Se l’operatore in questo scenario descrivesse una “distensione tissutale”, cosa sarebbe successo? Possibilmente, il tocco manuale avrebbe stimolato qualche terminazione di Ruffini che, in cambio, avrebbe chiesto al sistema nervoso centrale un cambio di tono di alcune unità motorie meccanicamente connesse al tessuto sotto le mani dell’operatore

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Meccanocettore Fasciale 4: i Recettori Interstiziali

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Dentro un tipico nervo muscolare ci sono quasi tre volte più neuroni sensitivi che neuroni motori. Notare che solo una piccola porzione delle informazioni sensoriali arriva dai recettori di tipo I e II che originano nei fusi neuromuscolari – recettori di Golgi, corpuscoli Paciniani e terminazioni di Ruffini. La maggior parte delle informazioni sensoriali arriva dal gruppo dei recettori di tipo III e IV, o recettori interstiziali, che sono intimamente collegati con il sistema nervoso autonomo.

Le fibre nervose interstiziali sono spesso ignorate, eppure rappresentano quasi l’80 percento delle fibre sensoriali di un tipico nervo motorio. Solo una piccola parte delle fibre sensitive di un nervo motorio appartengono alle ben note fibre di tipo I e II, che originano nei fusi neuromuscolari – organi di Golgi, corpuscoli di Pacini e terminazioni di Ruffini. La maggioranza, circa il quadruplo, appartengono ad un interessante gruppo di fibre sensoriali interstiziali di tipo III e IV, che sono appena menzionate nella maggior parte dei libri di testo. Questi neuroni nascosti sono molto più piccoli di diametro degli altri tre meccanocettori fasciali e sono comunemente chiamati recettori interstiziali muscolari. Un nome migliore sarebbe recettori interstiziali del tessuto miofasciale, visto che esistono abbondantemente nella fascia. Una minoranza di queste fibre sono rivestite da un sottilissimo strato di mielina (tipo III, anche dette fibre Adelta), ma il 90 percento di esse sono amieliniche (tipi IV o fibre C). questi recettori interstiziali sono più lenti delle fibre sensoriali di tipo I e II, e la maggior parte di esse originano in terminazioni nervose libere. In passato, è stato creduto che queste terminazioni nervose fossero prevalentemente recettori del dolore, alcune hanno mostrato di essere coinvolte nella recezione termica o chimica. Sebbene molti di questi recettori siano multimodali, la ricerca ha dimostrato che la maggioranza dei recettori interstiziali svolge, in effetti, funzione di meccanocettore. 

L’Effetto della Stimolazione dei Recettori Interstiziali  

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Pur mostrando importanti differenze in alcuni aspetti fisiologici, le fibre di tipo III e IV esprimono caratteristiche comuni riguardo la loro funzione di meccanocettori. Il grande gruppo dei meccanocettori interstiziali può essere suddiviso in due gruppi di eguale misura: unità a bassa soglia di attivazione (unità LTP) e unità ad alta soglia di attivazione (HTP). Uno studio sul tendine d’Achille di gatto ha rilevato che circa la metà delle terminazioni di tipo III e IV erano unità LTP e rispondevano al tocco leggero, anche leggero come “un pennello”. Basandosi su queste scoperte, non sembrerebbe possibile – se non probabile – che la manipolazione dei tessuti molli possa coinvolgere la stimolazione di queste fibre di tipo III e IV? Questo solleva la questione del ruolo funzionale naturale dei meccanocettori interstiziali nel corpo. Quali conseguenze o reazioni regolari sono associate con una eccitazione di questa nascosta e ricca rete sensoriale? Di certo, alcune di esse funzionano come recettori del dolore. In ogni caso, la ricerca condotta già nel 1974 ha rilevato che i recettori di tipo III e IV nelle fasce dei muscoli temporale, massetere e infraioideo mostrano “risposte al movimento mandibolare e all’allungamento della fascia e della pelle”. Insomma, lo studio suggeriva che queste terminazioni nervose hanno a che fare con l sensazione di posizione e movimento della mandibola. E’, quindi, abbastanza probabile che alcuni di questi recettori possa anche essere responsivo alle deformazioni del tessuto ottenute con la manipolazione terapeutica della fascia. Inoltre, la maggioranza di questi meccanocettori di tipo III e IV hanno mostrato di avere una funzione autonoma. In altre parole, la stimolazione delle loro terminazioni sensitive conduce ad una modificazione del ritmo cardiaco, della pressione sanguigna, della respirazione e così via. La stimolazione dei recettori di tipo IV tende a far aumentare la pressione arteriosa, mentre la stimolazione dei recettori di tipo III può far sia aumentare sia diminuire la pressione sanguigna. Alcuni studi hanno mostrato che un aumento di pressione statica sui muscoli tende a far abbassare la pressione arteriosa. Sembra che una funzione prioritaria di questa intricata rete di recettori tissutali interstiziali sia di aggiustare finemente la regolazione del flusso sanguigno da parte del sistema nervoso a seconda della richiesta locale, e che questo avvenga tramite intime connessioni con il sistema nervoso autonomo.

Lavorare con la Famiglia Italiana al Completo

Questa è una semplificazione cartonata dei nostri quattro recettori fasciali. Questa famiglia italiana conta tre fratelli maggiori e le loro sorelline. Il Signor Golgi preferisce essere muscolarmente attivo, e gli piace forte. Quando ci rivolgiamo a lui così, si sente felice. All’opposto, suo fratello Pacini ha bisogno di costante stimolazione, a cui risponde con grande attenzione. Il Signor Ruffini apprezza quando ce la prendiamo comoda, e ringrazia diffondendo in tutto il corpo rilassamento (fumo). Infine, le numerose sorelline, rappresentano i recettori interstiziali, che possono avere caratteristiche demoniache oppure angeliche.

Per una analogia semplificata, la figura qui sopra è una versione cartonata di alcune delle importanti caratteristiche cliniche dei quattro tipi di meccanocettori fasciali. L’immagine da culturista del Signor Golgi mostra uno stile di lavoro proposto per indirizzarsi al Signor Golgi, che è il più grande dei tre fratelli italiani. Un recettore di Golgi ama essere muscolarmente attivo, e gli piace il lavoro forte. Quando ci rivolge a lui in questo modo, si distende e rilassa. Suo fratello, il Signor Pacini, d’altra parte ha bisogno di costante stimolazione. Come una persona con disordini dell’attenzione, è difficile per lui prestarci attenzione se il nostro tocco è troppo lento, immobile o monotono. Comunque si, se lo intratteniamo con costanti cambi e stimolazioni, ci premierà con vivida attenzione. Infine, diamo un’occhiata al terzo dei tre fratelli italiani, il Signor Ruffini. Egli non è un tipo da cappuccino alla svelta, ma un nostalgico fumatore di pipa con la barba. Al Signor Ruffini piace fare le cose con calma, e preferisce approcciarsi alle cose girando largo, non in attacco frontale. Se lo approcciamo con modi lenti e con il giuso angolo tangenziale, gli piace molto, e disperderà un po’di buon fumo rilassante che avrà effetti globali in tutto il corpo. Comunque sia, il potere di questi tre fratelli è ben equilibrato – o addirittura superato – da quello delle numerose sorelline – i recettori interstiziali. Alcune di queste minuscole terminazioni nervose possono avere poteri da strega, evocando nelle loro vicinanze sensibilizzazione al dolore sia nel breve che nel lungo termine. Altre possono avere proprietà guaritive angeliche, se approcciate nel giusto modo. Anche se molti operatori avranno il loro stile di lavoro preferito, che a volte consisterà nella stimolazione di uno solo dei quattro meccanocettori descritti, è auspicabile indirizzarsi anche ai recettori rimanenti, almento di tanto in tanto. Come nelle terapie di famiglia, ignorare dei membri potrebbe essere meno efficace che dare almeno un po’ di attenzione a tutti quanti. Istruzioni specifiche su come indirizzarsi in maniera ottimale ai meccanocettori prescelti si insegnano meglio con lezioni pratiche. Per esempio, l’approccio di lavoro per stimolare i recettori di Ruffini è generalmente attraente per gli operatori che già amano un tocco “sciogliente”, in cui la mano ascolta attentamente il tessuto per capire l’esatto angolo tangenziale in cui risponde meglio. Questo approccio di lavoro miofasciale si correla bene con importanti elementi del Rolfing tradizionale e con i lenti approcci dell’osteopatia fasciale. Lavorare con i recettori interstiziali del periosteo può ricordare il Chua Ka, il tradizionale massaggio delle ossa praticato dai guerrieri mongoli per liberare i propri corpi dalla paura prima di andare in battaglia. Qui, la pressione o scivolamento dell’operatore sul periosteo è lentamente crescente fino a che si notino una leggere attivazione del simpatico, e una minima risposta motoria. Queste reazioni possono includere una leggera dilatazione delle pupille, un aumento dei movimenti respiratori, una debole lacrimazione degli occhi, un leggero arrossamento del volto o una minima rotazione della testa verso l’operatore. In ogni caso, ogni espressione motoria di un segno di ritiro, non importa quanto minuta, dovrebbe far recedere l’operatore. Esempi di segni di ritiro includono la stretta chiusura degli occhi, la preparazione a girare il collo dal lato opposto all’operatore, stringere le labbra, un movimento respiratorio spigoloso dell’addome e così via. Idealmente, il cliente partecipa al lavoro sul periosteo con movimenti attivi che fanno aumentare moderatamente la pressione locale. Anche se il lavoro sul periosteo non dovrebbe essere fatto in presenza di infiammazione dei tessuti miofasciali o in altre aree in cui la sensibilità al dolore è superiore alla norma, normalmente funziona abbastanza bene in aree periostali localizzate vicino a zone dolorose, ma che hanno normale sensibilità alla pressione. Se precedute da rispettivi allenamenti ad aumentare la sensibilità ad un ben fatto strumento manipolativo, alcuni operatori potrebbero indirizzare la pressione al periosteo con maggior precisione utilizzando uno strumento di legno o di metallo.

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I Meccanocettori Fasciali: un’entrata per la Modificazione del Tono Muscolare Scheletrico

La stimolazione dei meccanocettori porta a un abbassamento del tono di unità motorie  muscoloschetriche, che sono meccanicamente connesse al tessuto sotto le mani dell’operatore. I meccanocettori intrafasciali coinvolti sono più probabilmente le terminazioni di Ruffini, i corpuscoli di Pacini (con manipolazioni più rapide), alcuni recettori interstiziali e magari qualche recettore di Golgi intrafasciale.

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Al momento ci sono pochi dubbi sul fatto che la manipolazione miofasciale coinvolga i meccanocettori intrafasciali. Gli studi sostengono il fatto che tale manipolazione sia anche un entrata per la modificazione del tono muscolare scheletrico. Per esempio, è stato dimostrato che un lenta e profonda pressione dei tessuti molli di gatto porti una riduzione del tono muscolare misurato elettromiografia (EMG). D’altra parte , una repentina pressione tattile profonda, o un pizzico, o altri tipi di manipolazioni rapide sono state osservate indurre una contrazione generale della muscolatura scheletrica. Il meccanismo per cui la manipolazione modifica il tono muscolare sembra coinvolgere il ciclo continuo del sistema nervoso centrale (vedi figura). La stimolazione dei meccanocettori può portare ad una alterazione delle informazioni propriocettive al sistema nervoso centrale, che può facilmente risultare in una modificazione della regolazione del tono delle unità motorie associate ai tessuti trattati. Nel caso di pressioni lente e profonde, i meccanocettori coinvolti sono più probabilmente le lente ad adattarsi terminazioni di Ruffini più alcuni recettori interstiziali, sebbene anche altri recettori potrebbero essere coinvolti, come i fusi neuromuscolari dei muscoli vicini, o magari recettori di Golgi intrafasciali.

Le misurazioni dei meccanocettori dei legamenti del ginocchio mostrano che la loro stimolazione porta ad un effetto che è debole sui motoneuroni alfa, ma forte sui motoneuroni gamma. Anche se i sistemi motori alfa e gamma sono normalmente co-attivati, ci sono importanti differenze tra loro. Il tono alfa origina prevalentemente dalla corteccia, ed è particolarmente coinvolto nei movimenti volontari e precisi delle estremità. Il tono gamma origina dalle più antiche strutture del tronco cerebrale e gioca un ruolo importante nell’organizzazione posturale globale e inconscia dei muscoli estensori antigravitari e nelle abitudini muscoloemozionali croniche. Dal momento che la stimolazione dei meccanocettori del ginocchio porta a dei cambiamenti maggiori nei motoneuroni gamma che in quelli alfa, questi meccanocettori legamentosi sono probabilmente utilizzati come riscontro propriocettivo per la regolazione preparatoria, o preprogrammazione, del tono muscolo attorno all’articolazione. Per gli operatori miofasciali, questa scoperta è una notizia affascinante, e suggerisce che la stimolazione dei meccanocettori possa portare prevalentemente modificazioni della regolazione del tono posturale. Questo fatto ci indica che la stimolazione manuale dei meccanocettori legamentosi potrebbe essere un potente mezzo per indurre modificazioni negli schemi subconsci di mantenimento muscolare.

I Muscoli non sono Unità Funzionali

Questa illustrazione descrive il tessuto fasciale come un branco pesci. Un operatore che lavora con i tessuti miofasciali può sentire che alcune unità motorie – i pesci – rispondono al tocco. Se l’operatore risponde positivamente a questo nuovo comportamento, la mano operante sentirà presto altri “pesci” rispondere.

Quando si parla di modificazioni dell’organizzazione motoria, è importante realizzare che il sistema nervoso centrale non opera “in muscoli” – un muscolo non è mai attivato per intero. Le unità funzionali del sistema motorio sono le cosiddette unità motorie. Ci sono diversi milioni di queste unità motorie nel corpo umano. Esse funzionano in modo simile a un branco di pesci che hanno imparato a nuotare insieme. A seconda della qualità del riscontro sensoriale, questi milioni di unità motorie posso essere regolate individualmente. Basandoci su questo fatto, possiamo applicare tali dettagli ad uno scenario di riferimento in cui un operatore stia lavorando sul tessuto connettivo lateralmente alla caviglia. Quando l’operatore descrive una distensione dei tessuti, potrebbe essere che questa sia stata causata da un abbassamento della frequenza di scarico di solo alcuni pesci (unità motorie) nelle vicinanze, e che questo movimento sia trasmesso al tessuto che sta sotto le mani dell’operatore. Se l’operatore poi sente il cambiamento e risponde in modo positivo a questi pesci in particolare, altri pesci potrebbero presto seguire la nuova direzione, il che porterebbe ad una ulteriore “sensazione di distensione” da parte dell’operatore (vedi figura).Vestito Della Fasciatura Slash Night Fessura Partito Rappezzatura Spalla Fuori Vestiti Dalla Delle Donne Corpo Modo Neck Sexy Club Del All'ingrosso Da Di w07xvqpqZ

Influenzare la Dinamica Locale dei Fluidi

Questa illustrazione schematizza il "Ciclo Continuo di Circolazione Intrafasciale”, basato sul lavoro del Dott. Jere H. Mitchell e del Dott. Robert F. Schmitd. La fascia è densamente popolata da recettori interstiziali tissutali. Il sistema nervoso autonomo usa le afferenze di questi recettori, assieme a quelle di alcune terminazioni di Ruffini, per regolare le dinamiche locali dei fluidi di alterata pressione in arteriole locali e capillari, oltre al travaso plasmatico e la viscosità locale. Queste modificazioni potrebbero essere percepite dalle mani di un abile operatore.

Sono coinvolti, comunque, cicli continui di riscontro. Ricordiamoci che il vasto gruppo di recettori interstiziali forma la maggior parte delle afferenze sensitive che provengono dal tessuto miofasciale. La loro attivazione induce il sistema nervoso autonomo a cambiare la pressione locale nelle arteriole fasciali e nei capillari. Secondo Lawrence Kruger, ricercatore e professore benemerito di neurobiologia all’Università della California, Los Angeles, molte delle fibre interstiziali – se energicamente stimolate – sembrano influenzare anche lo stravaso plasmatico – l’estrusione di plasma dai vasi sanguigni al fluido interstiziale della matrice. Tale modificazione della dinamica locale dei fluidi significa anche una modifica della viscosità della matrice extracellulare. Questo si rifà al concetto gel/sol originariamente proposto da Ida Rolf, questa volta con l’inclusione del sistema nervoso del paziente. Il fatto che le fibre interstiziali possano influenzare lo stravaso plasmatico è di sostegno anche alla proposta di Mark F. Barnes che la manipolazione miofasciale possa coinvolgere una modifica del sistema di regolazione di fondo (che include le vie vascolari). Con l’aumento della velocità di rinnovo della sostanza fondamentale, sembra anche più probabile che il modello piezoelettrico esplorato all’inizio di questo capitolo possa giocare un ruolo nell’immediata plasticità tissutale. Dato che una manipolazione miofasciale poi prende sia il flusso sanguigno locale sia la viscosità tissutale locale, è abbastanza probabile che queste modificazioni tissutali possano essere rapide e significative abbastanza da poter essere percepite dalla mano sensitiva di un abile operatore. La figura illustra questo primo ciclo continuo di riscontro, chiamato “Ciclo Continuo di Circolazione Intrafasciale”, basato sul lavoro del Dott. Jere H. Mitchell e del Dott. Robert F. Schmitd.

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Tabella riassuntiva

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